TEACHING TIPS

In questi anni, ho scoperto che gli alunni che sanno cosa desiderano fare da grandi, con l'apertura di poter cambiare in futuro, hanno molte più probabilità di eccellere negli studi e nel loro percorso scolastico.
Aiutare gli studenti a comprendere cosa vogliano fare da grandi può essere molto motivante sui processi di costruzione identitaria di bambine e bambini. Si propongono qui di seguito alcune attività didattiche da realizzare a scuola.
Possibilmente, la proposta didattica deve comprendere un percorso di approfondimento sulle professioni esistenti, in lingua madre o in una lingua comunitaria. Un recente studio ha dimostrato che gli alunni conoscono professioni legate alla proposta dei media che hanno a disposizione (giornalista, ballerino, presentatore, spettatore) e manca in loro la consapevolezza del lavoro dei genitori e delle professioni realiche li circondano. In questo senso, la pedagogia dell'Engagement recentemente si è sviluppata prendendo in considerazione ambiti professionali (il supermercato, la fattoria, il giornale) per sviluppare proposte didattiche legate alla realtà.
Proporre attività in lingua inglese attraverso i Job item può rappresentare un'introduzione al vasto argomento, la British Council ne propone diversi: learnenglishkids.britishcouncil.org
Si allegano alcune attività in lingua tedesca.
Spesso bambine e bambini si immagineranno in professioni che portano velocemente al successo, alla fama e alla ricchezza: la ballerina, la cantante e la donna di spettacolo per le bambine, il calciatore, lo chef o lo scienziato da Premio Nobel per i bambini. Sarà utile allora approfondire quali siano le professioni disponibili sul territorio in cui si vive e quali talenti da coltivare permetteranno di raggiungerle.
Un percorso sulle Pari opportunità può aiutare gli studenti a riconoscere quali stereotipi stanno condizionando in modo inconsapevole le loro scelte. Si propongono alcune attività legate all'approfondimento sulle professioni e alcune letture interessanti da svolgere in classe.
"Quando sarò grande io voglio fare" sarà un percorso di approfondimento sulla percezione di sè del bambino, sulla percezione che ne hanno i genitori, un gioco da proporre spesso, in classe e a casa, per permettere la proiezione verso il futuro e creare motivazione nel percorso scolastico.
Personalmente, nelle classi in cui ho avuto la possibilità di fare un progetto approfondito, ho proposto dei workshop/laboratori di approfondimento sulla comunicazione visuale, per far comprendere a ragazze e ragazzi la comunicazione indiretta delle pubblicità e gli stereotipi che veicola, e per renderli consapevoli di ciò che comunicano quando condividono o postano un'immagine sui social network.
Combinare il sistema cognitivo e razionale con il sistema emozionale dipende da tre passaggi: l'ambiente familiare, l'ambiente culturale e l'interiorità del bambino.
La desiderabilità della scelta ha un enorme potere sullo studente: insegnare a conciliare la capacità di desiderare con la capacità di scegliere significa avviare schemi cognitivi di autoanalisi e Critical thinking.
Da diversi anni si riscontra che le Università più richieste del Regno Unito sono quelle che dichiarano già quali sbocchi professionali possono garantire, molti studi in questo senso rilanciano il valore della prospettiva futura.

Helping students understand what they want to do when they grow up can be very motivating on the process of identification girls and children are supposed to do.
Possibly the didactic proposal a student may find should include a path of study on existing professions, in mother tongue or in a community language. A recent study has shown that students know professions related to the media information they have available on TV (journalist, dancer, presenter, spectator) and lack in them the awareness of the work of parents and the real professions that surround them. In this sense, the Engagement pedagogy has recently developed taking into consideration professional fields (the supermarket, the farm, the newspaper) to develop didactic proposals linked to reality.
Proposing activities in English through Job items can be an introduction to the vast topic, the British Council here proposes several: learnenglishkids.britishcouncil.org
Some activities in German are attached.
Often girls and children will imagine themselves in professions that quickly lead to success, fame and richness: the dancer, the singer and the show woman for girls, the footballer, the chef or the Nobel Prize-winning scientist for children. It will be useful then to deepen what are the professions available on the territory where one lives and which talents to cultivate will allow to reach them.
A course on Equal opportunities can help students recognize which stereotypes are unconsciously conditioning their choices. We propose some activities related to the deepening of professions and some interesting reading to be done in the classroom, attached.
"When I grow up I want to be" will be a path to deepen the child's perception of himself, the perception that parents have, a game to be proposed often, in class and at home, to allow the projection into the future and create motivation in the schooling.
Personally, in the classes where I had the opportunity to do an in-depth project, I proposed workshops to deepen the visual communication, to make girls and boys understand the indirect communication of advertising and the stereotypes it conveys, and to make them aware of what they communicate when they share or post an image/picture on social networks.
Combining the cognitive and rational system with the emotional system depends on three steps: the family environment, the cultural environment and the interiority of the child.
The desirability of the choice has enormous power over the student: teaching to reconcile the ability to desire with the ability to choose means to start cognitive schemes of self-analysis and Critical thinking.
For several years, it has been found that the most requested universities in the UK were those that already declare which career opportunities they can guarantee.
Many studies in this sense re-launch the value of the future perspective.

Nearly all UK undergraduate students are engaged in employment during their studies and consideration of successful employability post graduation is now a key motivator for undergraduates (Blackwell et al., 2001; Bridgstock, 2009
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3960497/
http://www.shsu.edu/academics/cce/documents/Pedagogies_of_engagement_Classroom-based_practices.pdf

La proposta di Emilie Wapnick è lavorare sul multipotenziale sin da giovani, here's the video
Traduzione dell'articolo di Emilie Wapnick
Alzate la mano se vi è mai stato chiesto: "Cosa vuoi fare da grande?".
Se doveste tirare a indovinare, quanti anni direste di aver avuto quando ve lo hanno chiesto per la prima volta? Forse tre. Cinque. Otto. Questa domanda vi ha mai messo ansia?
Io non sono mai stata capace di rispondere alla domanda "Cosa vuoi fare da grande?"
Il problema non era il non avere alcun interesse, era che ne avevo troppi. Alle scuole superiori mi piaceva l' inglese, la matematica, l'arte, creavo siti internet e suonavo la chitarra in un gruppo punk.
Ad un certo punto però, ho cominciato a notare questo schema in me per il quale mi interessavo ad un argomento, mi ci immergevo, lo divoravo, e diventavo brava qualsiasi cosa fosse, e a un certo punto cominciavo ad annoiarmi. Di solito cercavo di perseverare comunque, perché avevo già dedicato tempo e energia e a volte denaro, in quel campo. Ma alla fine questo senso di noia, quel senso di: "Ci sono arrivata. Non è più una sfida." diventava troppo. E lasciavo perdere.
E così mi interessavo ad altro, qualcosa di completamente diverso, e mi ci immergevo, lo divoravo, e pensavo: "Sì! Ho trovato la mia vocazione", e poi raggiungevo quel punto in cui cominciavo ad annoiarmi. E alla fine, lasciavo perdere. Ma poi scoprivo qualcosa di nuovo e completamente diverso, e mi ci buttavo.
Questo schema mi ha provocato molta ansia, per due motivi. Il primo era che non ero sicura di come avrei potuto trasformare tutto questo in un lavoro. Pensavo che alla fine avrei dovuto scegliere una cosa, negare tutte le mie altre passioni, e rassegnarmi a essere annoiata. L'altra ragione per la quale mi ha causato tanta ansia era un po' più personale.
Ero preoccupata che potesse esserci qualcosa di sbagliato in me, per non essere capace di dedicarmi a una cosa.
Bene, questo non è successo solo a me, ma a molti giovani, proprio durante l'adolescenza. É un periodo in cui succedono un sacco di cose, ma soprattutto si cerca di capire chi siamo. É proprio in quel periodo che impariamo che è un male fare tante cose. Meglio una, ma fatta bene, ci dicono.
Chiedetevi dove avete imparato a considerare negativa o anormale la capacità di fare molte cose. Ve lo dico io dove lo avete imparato: lo avete imparato dalla cultura.
Ci fanno la domanda per la prima volta: "Cosa vuoi fare da grande?" quando abbiamo circa cinque anni. E la verità è che a nessuno importa davvero quello che dite a quell'età. È considerata una domanda innocua, fatta a bambini, per ottenere risposte graziose, come: "Voglio fare l'astronauta" o "Voglio fare la ballerina", o "Voglio essere un pirata."
Ma questa domanda ci viene posta di nuovo agli studenti delle superiori, chiedendo a quale facoltà si iscriveranno all'università. E ad un certo punto, "Cosa vuoi fare da grande?" diventa la cosa che ci tiene svegli la notte.
Perché? Perchè devi scegliere.
Non puoi fare più cose. L'idea della vita strettamente focalizzata è molto romanzata nella nostra cultura. È l'idea di destino o dell'unica vera vocazione. L'idea che tutti hanno un'unica grande cosa che sono destinati a fare nella vita su questa Terra, e bisogna capire quale sia quella cosa e dedicarvi la vita.
Ma se non siete fatti in questo modo? Se siete curiosi di tanti argomenti diversi, e volete fare cose diverse? Non c'è spazio per qualcuno come voi in questo quadro. Quindi potreste sentirvi soli. Potreste avere la sensazione di non avere uno scopo, o che ci sia qualcosa di sbagliato in voi.
Non c'è niente di sbagliato in voi.
Siete un "multipotenziale". Un multipotenziale è una persona con molti interessi e occupazioni creative. Si possono usare altri termini per esprimere lo stesso concetto, come "eclettico", "uomo rinascimentale". Si perché durante il Rinascimento, era ritenuto ideale il fatto di essere portato per molte discipline. Ma ci sono grandi punti di forza nell'essere fatti così.
Ecco i tre super poteri dei multipotenziali.
Uno: sintesi di idee. Cioè, combinare due o più campi e creare qualcosa di nuovo.
Il secondo potere dei multipotenziali è il rapido apprendimento. Quando i multipotenziali si interessano a qualcosa, ci si buttano a capofitto. Osservano tutto quello su cui possono mettere le mani. Sono anche abituati ad essere principianti,perché sono stati abituati a essere principianti molte volte in passato, e questo significa che sono meno timorosi di provare nuove cose e di uscire dalla zona comfort.
Il terzo potere è l'adattabilità; cioè, la capacità di trasformarsi in qualsiasi cosa bisogna essere in una data situazione.
Sintesi di idee, rapido apprendimento e capacità di adattamento: tre capacità nelle quali i multipotenziali sono davvero esperti, e tre capacità che possono perdere se spinti a convergere la loro attenzione. Come società, abbiamo un grande interesse nell'incoraggiare i multipotenziali ad essere loro stessi. Abbiamo molti problemi, complessi e multi-dimensionali, nel mondo, e abbiamo bisogno di pensatori creativi, fuori dagli schemi, per affrontarli.
Molti lavori ripetitivi scompariranno con l'avvento delle macchine e degli algoritmi di deep learning. La creatività, le idee, sono già adesso caratteristiche fondamentali per il successo e saranno la moneta di scambio di domani.
Translated by Maddalena Bruno
Reviewed by Anna Cristiana Minoli

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